Visualizzazione post con etichetta Informazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Informazione. Mostra tutti i post

venerdì 29 maggio 2009

Coloranti e caramelle: molto allarme, poca sostanza


Quelle caramelle così colorate e invitanti nascondono qualche rischio per la salute dei bambini? È una domanda che da sempre scatena battaglie a colpi di ricerche più o meno scientifiche, titoli (spesso inesatti) nei giornali, denunce da parte delle associazioni dei consumatori. Un lancio d'agenzia ripreso circa un mese fa da alcuni quotidiani italiani ha rinnovato ancora una volta l'allarme: i coloranti nelle caramelle provocherebbero iperattività nei bambini. Cerchiamo di fare luce sull'argomento.

In primo luogo, la segnalazione parte dall'accostamento tra i risultati di un'indagine della Direction générale de la concurrence, de la consommation et de la répression des fraudes (Direzione generale della concorrenza, del consumo e della repressione delle frodi, Dgccrf), organo del Ministero francese dell'economia, e una richiesta di divieto per sei coloranti chimici avanzata dall'Ufficio europeo dell'unione dei consumatori (Beuc) insieme ad altre 41 associazioni.

Cosa dice l'indagine della Dgccrf? In sostanza, i Nas d'Oltralpe rilevano che risulta fuori norma il 42% dei prodotti di confetteria (di produzione francese ed estera) in commercio. Questa non conformità, però, in circa due terzi dei casi (e non in un terzo, come riportato erroneamente dalla stampa italiana) sarebbe legata a problemi di etichettatura: mancato riscontro di coloranti indicati sulla confezione o, al contrario, assenza dall'etichetta di coloranti invece riscontrati nel prodotto. La stessa Direction puntualizza che quella percentuale di irregolarità andrebbe comunque «sfumata», trattandosi più che altro un problema legato alla “dichiarazione” degli ingredienti che compongono le coloratissime caramelle che fanno gola ai bimbi.

Ma la “costruzione” della notizia prosegue ricordando che i coloranti sarebbero associati al famigerato disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività (Adhd) e che, «nei giorni scorsi», il Beuc e altre 41 associazioni hanno chiesto all'Unione europea di vietare sei coloranti sospettati di favorire l'insorgere del disturbo. Recuperando dal sito del Beuc il documento salta però fuori che quella denuncia è datata 10 aprile 2008: ben un anno e pochi giorni prima del pronunciamento della Dgccrf, pubblicato il 16 aprile 2009.

A questo punto l'ennesimo allarme potrebbe venir liquidato come un distratto assemblaggio di fonti da parte di qualche giornalista pigro. Ma dell'associazione tra coloranti e iperattività si parla in questi giorni negli Stati Uniti. Infatti, un libro intitolato The unhealthy truth: how our food is making us sick and what we can do about it (“La dannosa verità: come il nostro cibo ci sta facendo ammalare e cosa possiamo fare”), scritto da una madre che sta lanciando una crociata contro gli additivi alimentari sponsorizzata da esperti televisivi e attivisti, ha riacceso le discussioni. Tra le altre cose, l'autrice Robyn O'Brien punta il dito contro i coloranti artificiali contenuti in alimenti come gelato alle fragole, yogurt, succhi di frutta e maccheroni inscatolati.

Fondata o meno la denuncia della O'Brien, contestata da molti nutrizionisti americani, rimane il fatto che la US food and drug Administration (Fda) - il massimo organismo statunitense con competenze in campo sanitario e alimentare - da anni ribadisca che «non esiste alcuna prova che i coloranti alimentari causino iperattività o disturbi nell'apprendimento infantile», posizione sottoscritta lo scorso anno dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

Sul rapporto iperattività/coloranti, la posizione di Massimo Papini, fondatore della clinica di Neuropsichiatra infantile dell'Ospedale di Careggi, è radicale: «L'Adhd è una sindrome inventata – dice – non risponde affatto a una problematica oggettiva ma alla necessità commerciale di vendere determinate medicine». Secondo Papini, anzi, «la terapia con un farmaco a base anfetaminica farebbe più danni del presunto disturbo». Esistono sicuramente casi in cui da un'intossicazione «derivano disturbi comportamentali: si pensi alla vicenda dei giocattoli con vernici al piombo, che qualche anno fa causarono danni gravi prima di essere ritirati dal commercio». Nei bambini, osserva il neuropsichiatra, «il sistema nervoso è più esposto rispetto a quello degli adulti, perciò un'intossicazione viene evidenziata da comportamenti diversi e da fenomeni nervosi». Ma, conclude, «stabilire pacchiani rapporti di causa/effetto è assurdo». Un colorante «può essere dannoso, ma l'effetto va documentato in maniera incontrovertibile».

Nadia Mulinacci, docente di Chimica degli alimenti all'università di Firenze ricorda che «vanno seguiti alcuni passaggi complessi prima che una sostanza possa essere iscritta nella lista degli additivi alimentari ammessi», spiega. Esiste infatti una serie standardizzata di test farmacologici, in vitro e su animali, che serve per determinare la cosiddetta “Noael”, cioè la quantità massima che non provoca effetti sugli animali: «Questa quantità viene poi divisa per un fattore di sicurezza, che solitamente è 100, diventando la Dga, cioè la dose giornaliera accettabile che si può assumere senza conseguenze».
Nell'industria alimentare «la tendenza è di ridurre i coloranti artificiali per privilegiare quelli naturali». Tra l'altro, in Europa e in Italia «il controllo in campo alimentare è maggiore, anche se sappiamo che una frode è sempre possibile». Comunque, «l'allarme sui coloranti è fuori luogo».

Fonte: www.minori.it
Continua a leggere

martedì 26 maggio 2009

Asini davanti alla lavagna


CAGLIARI. L’Aids? Non è un’epidemia, non fa paura, riguarda soltanto omosessuali e tossicodipendenti, comunque esiste da sempre e usare il profilattico non servirebbe a difendersene «perchè coi virus ha l’efficacia di un colabrodo». La teoria darwiniana dell’evoluzione? «Non dimostra nulla» ma convince i marxisti, che «finalmente non devono preoccuparsi di un dio creatore».
Giordano Bruno? «Solo una spia eretica che tradiva i fedeli della chiesa cattolica per consegnarli al boia». E Newton, un poveraccio: «Gli intrugli alchemici che preparava gli servivano per tentare di mantenersi giovane in una relazione omosessuale con un matematico svizzero». Storicamente pericolosissimi i protestanti: «Dopo la loro invasione e in conseguenza di essa sono arrivati il divorzio, l’aborto, l’eutanasia e i serial killer».

Per non parlare degli illuministi: loro sono semplicemente «sciagurati». Tempi e dottrine lontani, ai tempi nostri i danni li ha fatti il rock: sono stati «fracassatimpani come Beatles e Rolling Stones» a dare il via libera «allo sballo e al consumo di droghe, poi ai Black Bloc».
Non lesina giudizi lapidari Emilio Biagini, genovese di 69 anni, docente di geografia alla facoltà cagliaritana di lingue e letterature straniere. Nei testi di cui è autore e che consiglia senza alternative agli studenti - ‘Ambiente, consumo e sviluppo, le isole Britanniche nel contesto globale’, edizioni Ecig, tre tomi, 40 euro l’uno - passa con disinvoltura dal racconto di quella signora venezuelana costretta a farla in una borsa perchè a Caracas trova tutti i cessi otturati - il che per il docente dimostra che «si è investito sui grattacieli senza pensare ai servizi igienici» - alla «segmentazione sociale» provocata da Sigmund Freud con la «demolizione della figura paterna» fino al problema attualissimo dell’immigrazione, che liquida con una certezza: «L’immigrato musulmano non si urbanizza ma tende a islamizzare la città in cui si inserisce».


Quei testi esistono dal 2004, per quattro anni gli studenti si sono limitati a mugugnare. Poi, due mesi fa, una ragazza è arrivata a pagina 221 del terzo tomo e ha letto che per Biagini «la crisi della famiglia raggiunge la sua manifestazione estrema con l’aborto volontario, il genocidio del ventesimo secolo». Incerta se ricorrervi o no, la studentessa ha potuto verificare alla stessa pagina che solo in Gran Bretagna le vittime dell’interruzione volontaria della gravidanza «sono già non meno di cinque milioni» quindi «molto più del milione registrate complessivamente nelle due guerre mondiali».

A quel punto è partita la prima lettera al consiglio di facoltà, poi la seconda - firmata da quasi tutti i nove rappresentanti degli studenti, sei indipendenti, due di centro-sinistra e uno di Cl - in cui il testo di Biagini viene definito «discriminatorio verso diverse categorie, sommario e al tempo stesso dogmatico nel suo giudicare» e ne viene richiesto il ritiro immediato perchè lo studente «non debba più studiare da un testo fazioso, che paralizza il pensiero critico e il contradditorio, che svilisce la dignità dello studente e dell’insegnamento universitario che dovrebbe ricevere». Irrintracciabile Biagini - neppure la segreteria della presidenza di facoltà è riuscita a metterlo in contatto con la Nuova Sardegna - è il preside Massimo Arcangeli a fare il punto su quello che sta assumendo i connotati del caso politico-culturale nell’ateneo cagliaritano, un caso che deflagra proprio mentre si decide chi sarà il successore al trono quasi ventennale del rettore Pasquale Mistretta.

«Il consiglio di facoltà ha preso atto della lettera trasmessa dagli studenti e ha deciso di investire della questione i consigli di corso, i soli organismi deputati a valutare gli aspetti della didattica - spiega Arcangeli - io ho fatto verbalizzare che quei libri per me non sono congrui, in gran parte non c’entrano nulla con l’insegnamento della politica economica nè con quello della geografia, i rilievi degli studenti sono corretti». Quindi i testi andrebbero sostituiti «o almeno - aveva proposto il preside, come mediazione - bisognerebbe indicare un’alternativa». Soluzione che Biagini ha respinto.

Provvedimenti? Interpellato l’ufficio legale dell’Ateneo e analizzati i regolamenti, il consiglio di facoltà sembra avere le mani legate: «E’ decisivo il parere dei consigli di corso - conferma Arcangeli - perchè senza un codice etico, che è stato elaborato dalla professoressa Maria Del Zompo ma non è stato ancora approvato, io devo essere garante sia della libertà del docente che del rispetto delle opinioni diverse, come quelle degli studenti». I quali sembrano tutt’altro che rassegnati: «Biagini insegna alla facoltà di lingue - avverte Lorenzo Carrogu, del consiglio di facoltà - dove studiano ragazzi di culture e fedi diverse da quella cattolica, oltre che atei. Noi crediamo che tutti meritino rispetto...».
Forse lo meriterebbero anche gli ecologisti, che per l’estroso professore genovese «divinizzano la natura in una forma neopagana e considerano l’uomo alla stregua di un animale» e i massoni, bastonati senza tregua per quasi 1500 pagine.

Biagini riesce a leggere in chiave cattolico-vendicatrice persino il naufragio del Titanic, perchè la nave è legata a Belfast «centro focale del conflitto etico-religioso che da secoli insanguina l’Irlanda». Cosa c’entra col disastro? Semplice: «E’ una vicenda emblematica di un’arrogante e blasfema concezione materialista miseramente fallita, le cui radici vanno ricercate nel furioso anti-cattolicesimo che permea una cospicua parte della cultura locale». Quindi non era un iceberg, ma Dio.

Il Biagini-pensiero: femministe rovinose illuministi disonesti

CAGLIARI. Ecco alcuni stralci dai testi di Emilio Biagini.
Femminismo. «Il femminismo estremista, in particolare, si traduce non di rado in un rifiuto della maternità, vista come “ostacolo alla carriera”, ingiusta “sottomissione al maschio”, o semplicemente temuta per via delle doglie del parto. [...] La popolazione dell’Europa occidentale invecchia, ed è matematico che, se continueranno le tendenze attuali, si giungerà all’estinzione e alla sostituzione delle popolazioni europee da parte di immigrati, alieni dal femminismo e dall’omosessualismo, come ad esempio i musulmani».

Aborigeni. «Se gli aborigeni vogliono inserirsi nello sviluppo moderno è indispensabile che rinuncino alla cultura paleolitica».

Islam. «Società permeate dall’idea della sottomissione femminile, come quelle islamiche, sono lontane dall’apertura mentale necessaria ad un vero dinamismo sociale».

Genova. «Aumenta l’immigrazione di poverissimi dal “terzo mondo” (soprattutto dall’Ecuador, ed occorre una bella dose di ottimismo per sperare che il paese dell’arbitro Moreno ne ricavi un qualche vantaggio) [...] Nella città dilagano bande di minorenni, per lo più nordafricani di recente immigrazione, che trovano facile preda nelle persone anziane che aggediscono per strada o dentro i negozi [...]. In compenso in consiglio comunale viene respinta la proposta di introdurre il Crocifisso nelle scuole e uffici pubblici».

Contraccezione. «Non è che è un altro degli aspetti della congiura contro la vita».

Medioevo. «Il Medioevo non piace ai nemici del Cristianesimo perché è l’età cristiana per eccellenza. E il seguito dello sviluppo, dal 1066 in poi, dimostra chiaramente quanto il logoro stereotipo illuminista e positivista anti-cristiano sia lontanissimo dall’onestà e dalla verità».
(Da "La Nuova Sardegna" di oggi)

Continua a leggere

venerdì 27 marzo 2009

Quanto ci si può fidare dei giornali in Sardegna?

Immagini sparse dagli ultimi mesi. Un giornalista di Videolina quasi si unisce in diretta al carosello dei festeggiamenti nella sede di Ugo Cappellacci («Cosa vuole dire a Renato Soru, presidente? Cosa gli diciamo, eh?»). Una sua collega - elegantissima, brillante, mai troppo imparziale - atterra in Consiglio regionale grazie al munifico listino del centrodestra.

Un altro collega della stessa tv, grande esperto di calcio, si ritrova - così sembra - capo ufficio stampa della Regione. L’Unione sarda dedica pagine e pagine a Berlusconi e alla sistematica distruzione di Renato Soru durante l’ultima campagna elettorale. Due interviste dell’Unione a Cappellacci subito dopo l’elezione e all’esordio in Consiglio regionale (interviste a Soru nei 5 anni precedenti: zero). La linea ondivaga della Nuova Sardegna prima e durante la campagna elettorale: un po’ di qua, un po’ di là, adesso che è iniziata la legislatura decisamente di qua con modi anche inappropriati (un fondo al vetriolo del notista politico sulla nuova giunta “venduto” come pezzo di cronaca). Il Sardegna che ondeggia a seconda di chi scrive, Altra Voce – il quotidiano on line di Giorgio Melis – ormai incasellato come house organ del leader di Sanluri (anzi, più soriano di Soru stesso).

Forse mischio pere e mele (giornalisti e informazione), ma il problema di fondo rimane: ci si può fidare dei media sardi e di quello che scrivono? Il dilemma non riguarda solo la politica: si pensi al recente caso di cronaca del giovane morto d’infarto nel parcheggio del Sant’Elia presentato con tutti gli stilemi dello scandalo a luci rosse o al dramma dell’Eurallumina messo oggi a pagina 2 e il giorno dopo a pagina 40 dall’Unione. O, andando indietro di un paio d’anni, alla bufala del vecchino ladro nel supermercato inesistente, lanciata dall’Unione e smascherata dal Sardegna.

I giornali sono buoni solo per involgere il pesce o leggere i necrologi? I telegiornali servono ormai solo a vedere i gol del Cagliari? Fare il giornalista ormai è solo un modo come un altro per farsi amici potenti e ambire di essere cooptati nella casta? Insomma, in Sardegna più che nel resto d’Italia, l’informazione – intesa come servizio al lettore e non strumento di difesa e promozione di interessi economici più o meno palesi – è morta?

(ho scritto questo breve sfogo per il blog collettivo Corona de Logu: visitatelo)

Continua a leggere

martedì 18 novembre 2008

Tutti chiacchiere e tessera del partito

Da "l'Unità"

Oggi i telegiornali Rai sono «invasi» dalla politica: la «bocciatura» arriva dalla ricerca dal tema «Politica e giornalismo nei telegiornali Rai» condotta dall'Osservatorio di Pavia.

Di recente, per esempio, al Tg1 il principale evento-notizia è stato rappresentato dalle reazioni al gestaccio di Bossi (il dito medio mostrato, ndr) con ben 443 secondi dedicati, mentre nello stesso periodo la BBC alle elezioni in Scozia e alle reazioni alla sconfitta dei laburisti ha dato una copertura di 296 secondi, e in Francia l'adozione della riforma costituzionale ha avuto su France 2 una copertura di 377 secondi, e in Germania lo scandalo dell'agenzia statale KFW con audizione del governo in Parlamento è stata coperta dall'Ard per 237 secondi, mentre l'incontro in Spagna tra Zapatero e il suo avversario Rajoy è stato coperto con 257 secondi. finito da un bel po' il tempo dei vari Vittorio Orefice, o Ruggero Orlando o Gianni Pasquarelli, che riassumevano in sé la giornata politica italiana.
Gianni Riotta

Oggi i telegiornali Rai sono invasi dalla politica: dichiarazioni; commenti; botta e risposta a ripetizione e di chicchessia, dal leader del partito all'ultimo dei peones in Parlamento o fuori dalle Camere; repliche dell'uno all'altro, e poi controrepliche e via dicendo. Tutto si abbatte su chi segue i tg Rai.
Risultato finale: un terzo del notiziario del Tg1, o del Tg2 o del Tg3, è assorbito dalla politica nelle sue diverse facce. Quando invece in Europa il valore scende a un sesto e con un andamento congiunturale, con variazioni notevoli da giornata in giornata e addirittura arrivando anche a zero notizie di politica.
Continua a leggere

venerdì 7 novembre 2008

Stella: le battute di Silvio l'Incompreso

Convinto che grazie a lui l'Italia sia «il Paese più simpatico del mondo», Silvio Berlusconi si è lanciato ieri in una delle battute che lo fanno ridere assai. E nella scia dell'astuta diplomazia internazionale di due ministri come Umberto Bossi e Roberto Calderoli che da anni chiamano i neri «bingo bongo», ha ieri salutato Barack Obama come uno «che è anche bello, giovane e abbronzato».


Come prenderà la cosa il prossimo presidente americano, al quale il nostro premier si era già offerto di «dare consigli» come usavano i barbieri col «ragazzo spazzola» non si sa. È da quando era piccolo che come tutti i neri sente spiritosaggini del genere: «cioccolato», «carboncino», «palla di neve»... Non ci avesse fatto il callo non sarebbe arrivato alla Casa Bianca. Certo, se il Cavaliere voleva «sdrammatizzare» il primo commento del «suo» capogruppo al Senato Maurizio Gasparri dopo l’elezione («Al Qaeda sarà contenta») non poteva scegliere parole più eccentriche. Fatti i conti col contesto internazionale, è probabile che Obama farà spallucce: boh, stupidaggini all’italiana. Da prendere così, come le barzellette da rappresentanti di aspirapolvere sui lager, i malati di Aids, i froci... L’importante è non prendere sul serio chi le racconta. Esattamente quello che hanno fatto, in questi anni, molti dei protagonisti della scena mondiale. Spesso spiazzati dalle sortite di un uomo che secondo Giuliano Ferrara è «un’opera pop».

Nessuno è mai stato stato così contento di se stesso e così spesso «incompreso» sulla scena mondiale. Basti ricordare quando disse al parlamento europeo che avrebbe proposto a un amico che girava un film sui lager nazisti di dare al socialista Martin Schulz la parte del kapò. Gelo in aula. Interrotto dopo lo stupore da urla d’indignazione. E lui: «Era solo una battuta per cui è scoppiato a ridere l’intero Parlamento. Un’osservazione di venti secondi poiché volevo allentare l’atmosfera... La vicenda è stata enormemente gonfiata dalla sinistra». In realtà, spiegò, «in Italia tengono banco da decenni storielle sull’Olocausto. Gli italiani sanno scherzare sulle tragedie per superarle...». E a quel punto si incazzarono ancora di più gli ebrei. Che difficile, farsi capire... Non lo capirono i ministri degli Esteri europei quando a una riunione a Caceres fece le corna a un collega durante la foto ufficiale: «Volevo far ridere un simpatico gruppo di giovani boy-scout». Non lo capirono i giornalisti russi il giorno che, già ustionati dal numero di cronisti assassinati a Mosca, restarono basiti per il modo in cui reagì alla domanda di una giovane reporter che aveva osato chiedere a Putin se avesse una relazione con una gentile signorina: fece finta di imbracciare un mitra e di dare una sventagliata. Non lo capì il danese Rasmussen quando spiegò che «è anche il primo ministro più bello d’Europa... Penso di presentarlo a mia moglie, perché è molto più bello di Cacciari... Secondo quello che si dice in giro... Povera donna».

E poi non lo capì il giornalista del Times: «Nel bel mezzo del discorso di Chirac in Canada, Berlusconi si è alzato e ha cominciato a distribuire orologi agli altri leader, con un delizioso sprezzo politico». Non lo capirono i palestinesi quando ammiccò: «Arafat mi ha chiesto di dargli una tivù per la striscia di Gaza, gli manderò "Striscia la notizia"». E non lo capì il cronista del giornale russo Kommersant durante la visita di Berlusconi e Putin allo stabilimento Merloni di Lipetsk: «Il premier italiano era particolarmente attivo ed era chiaro che aveva un obiettivo: non sarebbe stato contento se non fosse riuscito ad avvicinarsi ad un gruppo di operaie. Poi rivolto a Putin: "Voglio baciare la lavoratrice più brava e più bella". Aveva già individuato la sua vittima. Si è avvicinato a una donna grande come la Sardegna e con tutto il corpo ha fatto il gesto tipico dei teppisti negli androni bui dei cortili, quando importunano una ragazza che rincasa. Lei s’è scansata ma il signor Berlusconi in passato deve aver fatto esperienza con donne anche più rapide di questa: con due salti ha raggiunto la ragazza e ha iniziato spudoratamente a baciarla in faccia».

Che male c’è? È estroso. Macché: non lo capiscono. Come quella volta che spiegò: «Mi accusano di aver detto che i comunisti mangiano i bambini: leggetevi il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi». Non l’avesse mai fatto! Immediato comunicato del ministero degli Esteri cinese: «Siamo contrariati da queste affermazioni infondate. Le parole e le azioni dei leader italiani dovrebbero favorire la stabilità e lo sviluppo di relazioni amichevoli tra la Cina e l’Italia». Uffa, era una battuta... Sul cibo, poi... «Rimpasto? No, grazie, non mi occupo di paste alimentari... Poi, dopo la visita in Arabia Saudita, mangio solo riso in bianco...». E si indispettirono i sauditi. Uffa, che permalosi... Il massimo lo diede sulla sede dell’agenzia alimentare europea che rischiava di finire a Helsinki: «Parma sì che è sinonimo di buona cucina, mentre i finlandesi non sanno nemmeno cos’è il prosciutto. Come si può pensare di collocare questa agenzia in un Paese che forse va molto fiero della renna marinata o del pesce baltico con polenta? Per portare l’Agenzia a Parma ho rispolverato le mie doti di playboy con la presidente finlandese Tarja Halonen». Ed ecco l’incidente diplomatico.

Con tanto di protesta ufficiale e convocazione dell’ambasciatore italiano: come si permetteva? Immediata rappresaglia delle associazioni dei produttori finlandesi: «Non compreremo più vini e oli italiani». E lui: «Ho fatto solo una battuta di galanteria. C’è una mancanza di sense of humour...». In fondo si tratta di strategia internazionale. «Cazzeggio strategy», diciamo. Mica le capisce, certe reazioni. Lui, quando a un vertice è saltata fuori la storia che è bassotto mica se l’è presa. Si è tolto una scarpa, l’ha messa sul tavolo e l’ha mostrata a tutti: «Visto? Non ce li ho i tacchi alti. È che mi dipingono così».

Gian Antonio Stella

(Fonte: Corriere.it)

Continua a leggere

Firenze: in 4mila per Sabina Guzzanti

«Di voi hanno paura, continuate senza fermarvi e senza stancarvi finché non avrete ottenuto quello che chiedete»: davanti ai 4mila accorsi in piazza della Signoria per la sua speciale lezione, Sabina Guzzanti esorta i ragazzi del movimento ad andare avanti nella loro protesta contro la riforma Gelmini: «Ma non preoccupatevi di come i giornali vi raccontino», raccomanda. L’attrice e regista arriva nel cuore di Firenze a mezzogiorno in punto, seguita da una troupe di 5 cameramen: l’idea è quella di «fare un documentario sull’Italia di oggi».

Parla per due ore: racconta gli inizi, risponde a tante domande, ascolta i ragazzi all’ombra del Biancone, dove due settimane fa aveva parlato l’astrofisica Margherita Hack. È un intervento quasi a ruota libera, applauditissimo, che ha i suoi punti fermi nella feroce critica al mondo dell’informazione e nella denuncia che l’Italia diventi un «regime semi dittatoriale». «I media sono in malafede, i giornalisti sotto controllo – dice la Guzzanti – L’informazione è solo spot per i politici, non c’è chi faccia domande: se le fanno, li sbattono fuori».

La censura è sempre incombente per le voci fuori dal coro: «Se dici cose scomode, cercano di distruggere la tua reputazione ma non ribattono mai nel merito - tuona l’attrice – Si inventano dibattiti pretestuosi sulla legittimità della satira: tutte le volte che una persona parla liberamente scoppia un casino». Il nostro paese si sta trasformando «in un regime autoritario», dove è tutto distorto: «Vittorio Mangano diventa un eroe e Saviano invece è un rompiscatole». «Il potere delle parole è enorme», ricorda l’autrice di “Viva Zapatero”. Ed è per questo che gli studenti che si stanno mobilitando contro il governo Berlusconi non devono cercare la visibilità a tutti i costi: «Non è un valore da rincorrere – ammonisce – Se le cose che si fanno sono importanti, arriva comunque: volete cambiare le cose o stare sui giornali?» Gli italiani sono un popolo «seduto, viziato e borbottante, che non combatte, non fa la fatica di parlare e pensare».

Mentre parla esibisce una maglietta di Obama: «Negli Usa c’é Obama, noi invece aspettiamo sempre un leader che ci salvi, ma se qualcuno doveva arrivare sarebbe già arrivato». Voi, la Guzzanti esorta così i ragazzi, «fate sentire la vostra forza, spiegate cosa significa dialogo a questi adulti marci per i quali è solo inciucio e complicità». E, soprattutto, «studiate tanto, non solo in modo scolastico: andate a teatro, viaggiate, ascoltate musica, senza rimanere incollati per ore davanti a uno schermo».

Tra quelli che applaudono c’è Dacia, studentessa 21enne di psicologia: «Ha ragione sulla visibilità, però per noi farci vedere ora è importante». Francesco e Michela, ventenni iscritti a Chimica del restauro, promuovono la prof Guzzanti: «Ha una visione lucida dei media, noi siamo inesperti e la sua esperienza ci aiuta, ci dà la spinta per continuare», dicono. L’ex sessantottino Vito, insegnante in pensione, apprezza «l’incitazione a continuare a lavorare e a manifestare con creatività». Gli studenti fiorentini non mollano: «Il governo non ascolta – annuncia Francesco Epifani degli Studenti di sinistra, organizzatori della lezione in piazza - La mobilitazione andrà avanti fino a Natale».

(da "Il Firenze" del 7 novembre 2008)

Qui tutte le foto che ho scattato ieri.
Continua a leggere

martedì 14 ottobre 2008

Il Sardegna e l'italiano

Mio cuggino mio cuggino, mio cuggino è rispettato, amico di tutti. Mio cuggino ha fatto questo e quello, mio cuggino mi protegge quando vengono a picchiarmi perché chiamo mio cuggino. Anzi: io chiamo a mio cuggino. Continua a leggere

sabato 11 ottobre 2008

Nowhere to run, nowhere to hide


Non c'è speranza per i criminali. La giustizia vi perseguirà sempre e dovunque. Da una nota stampa dei Carabinieri di Cagliari:

"Così i militari hanno scoperto che, a Tenerife, (il ricercato) si era già ambientato e stava cercando di rifarsi una vita. Aveva infatti affittato un appartamento, si era iscritto e frequentava una palestra e lavorava saltuariamente come buttafuori nelle discoteche della rinomata località turistica iberica Una nuova vita quindi, tra sole, mare e serate nei locali, dimenticando che in Italia aveva ancora qualche conto in sospeso con la Giustizia e che i Carabinieri non si erano affatto dimenticati di lui".

Come si dice dalle mie parti, "ancu ti currat sa giustizia" (che ti insegua la giustizia)!
Continua a leggere

mercoledì 1 ottobre 2008

Assessori competenti (e premiati)

Uh, quanto sono bravi questi amministratori locali! Vincono perfino i premi nei loro Comuni!
(dalla stessa pagina di prima, mi era sfuggita: grazie a Ale Alf per la segnalazione) Continua a leggere

AAA orsacchiotto cercasi


Quella che si chiama informazione di servizio.
Mi era sfuggita, grazie a Claudio per la segnalazione.
Continua a leggere

venerdì 26 settembre 2008

Spezzatele le falangi, toglietele la tastiera, impeditele di scrivere


Ormai è una questione di principio. Lei continua a scrivere questi aborti per l'Unione Sarda (oggi, pagina spettacoli) e io continuo a mostrare all'universo mondo quanto sia negata per il mestiere che fa. Vuole essere stilosa e moderna e non ne è capace. Essere stilosi non significa scrivere tre parole e andare a capo. Scrivere altre tre parole e andare di nuovo a capo. Se si prendesse la briga di leggere qualche libro di gente che sa davvero scrivere in modo effervescente, capirebbe che lei e la scrittura sono mondi estranei, che mai si incontreranno. Un po' come la poesia di Shakespeare, che la nostra "giornalista" scomoda in chiusura, e la poesia di Cesare Cremonini: pianeti distanti anni luce, che in comune hanno solo le lettere dell'alfabeto. Certe cose, a volte, gridano davvero vendetta agli occhi degli dei. Ma almeno è confinata in un giornale di provincia buono solo per involgere il pesce, e i suoi pezzi se li leggerà da sola o in compagnia di qualche amica quindicenne che le dice: "Ceeeee, sai scrivere solo troppo bene".
Luci, camera, azione...

Ma se ti piace nascere al tramonto... puoi dormire insieme a me
(Le 6 e 26).
Va bene.
È scritto così.
E scritto nella canzone - puoi dormire insieme a me e tutte quelle cose lì. Però in questo pomeriggio che a Milano non è estate non è inverno Cesare Cremonini ti viene incontro con il sorriso stanco di chi non ne può più.

Undicesimo piano di mattonvetro e acciaio di piazza della Repubblica, palazzone Warner. Giornata di interviste. Passano i quotidiani, passano le riviste, passano le radio e i web e tutti quei giornalisti che l'hanno capito loro, com'è che va.
E Cremonini non ne può più perché:
a) i Lunapop;
b) il sesso;
c) i Lunapop e il sesso.
Tutte uguali, queste domande.
Eppure dai Lunapop sono passati dieci anni.
Eppure il sesso saranno fatti suoi.
E invece no.
Cesare, Cesare - che quando è andato a vivere da solo ha preso il trapano per attaccare al muro una chitarra e tanto ha bucato che ha perforato un tubo dell'acqua e ha allagato il salotto.
Cesare, Cesare - che a cinque anni cantava Cristina D'Avena epperò è diventano grande con i Beatles e i Queen e i Beach Boys. «Pure con Battisti. E Battisti è il meglio».
Ecco, questo Cesare te lo raccontano solo come un poeta ubriaco di vino e di donne.

L'amore è là dove sei pronto a soffrire, lasciando ogni cosa al suo posto e partire (Figlio di un re)
Cesare Cremonini era il ragazzino della Vespetta, quello dei Lùnapop, quello di diari tardoadolescenziali e di una Bologna che sapeva tanto di Brizzi scrittore bambino. Poi è successo che dal gruppo è uscito lui, e pareva un Jack Frusciante solo più bello, con quegli occhi scuri scuri e le mani in tasca - ma così forte, ma così rock.
Ha cantato altre canzoni.
Ha scoperto altri mondi.
È diventato grande.
È diventato bravo.

Metterà lo zucchero al posto del salato, per dimostrare al pubblico che nella vita è vero il vero ma pure il suo contrario, e niente senza il pianto sarebbe straordinario (La ricetta...per curare un uomo solo)
Oggi esce il disco nuovo. E un disco molto bello e molto difficile. Cesare Cremonini ha ventotto anni.


Ho cercato l'amore negli occhi di tutte le donne, baciando le labbra di chi non ne dà. Ho dormito per terre straniere coperto di foglie cercando l'altra metà
(L'altra metà)
Sono piccole storie, queste di Primo bacio sulla luna , e Cesare Cremonini chiede di ascoltarle. Fermatevi e ascoltatele, dice - e dice anche che la discografia, oggi, va veloce, ma così veloce che vuole canzoni da buttare lì su un'estate che ci pensi e già è finita. Fermatevi e ascoltatele, spegnete la televisione, restate soli: la solitudine non è un male da fuggire: è un bene da capire. Perché qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure, e gli arrangiamenti vaporosi e le rime aeree e le risalite leggerissime. Rimane un disco che vuole far sognare, «lo sai, la fantasia è la vera libertà, oggi».

Nudi accarezzandoci sempre, nudi accarezzandoci un po', graffi e morsi sulla pelle, chiusi in un miracolo (Chiusi in un miracolo)
«C'era un filosofo, che si chiamava come me, Cesare Cremonini. Era quello che accusava Galileo e diceva questo è pazzo». Sorride. «Ecco, io sto dalla parte di Galileo».

Nel cuore mio l'abisso, intorno a me l'eternità (Il primo bacio sulla luna)
«Io ho fiducia in chi ha voglia di fermarsi ad ascoltare: questo disco è un abbraccio e una carezza» - è credere, a dispetto di come gira questo Paese, che ha ventotto anni puoi fare, e non soltanto aspettare. A Bologna, nella sua Bologna, Cesare Cremonini ha fatto uno studio nuovo, una factory, che detto così rende meglio, perché Mille Galassie è un mondo piccolo dove studiare, suonare, scrivere, cantare, pensare. Dormire? Sognare, forse. Continua a leggere

mercoledì 10 settembre 2008

L'informazione che non informa

Non so se capiti anche a voi, ma ormai, all'ora di cena, quando guardo il Tg1 mi sembra di essere sintonizzato su una specie di "Camera (dei deputati) cafè". Al momento della "nota politica", condotta inspiegabilmente da piazza Montecitorio anche quando non succede nulla, il giornalista di turno lancia il rullo col ping pong sull'argomento del giorno (almeno nel recinto miope della politica italiana).

Fateci caso: ci sono sempre gli stessi. Non ho tenuto il conto, perchè di solito sto mangiando e non riesco a prendere nota, ma Italo Bocchino, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Massimo Donadi, Marina Sereni etc sono dei veri professionisti della dichiarazione. La cosa più terrorizzante è che le inquadrature, di solito, sono sempre le stesse: quasi quasi sospetterei che, vista la genericità di alcune affermazioni, questi si siano fatti una videocassetta con una serie di frasi fatte all'inizio della legislatura. Come con Luca e Paolo: gli stessi personaggi che ruotano davanti a una camera fissa.

Ma l'aspetto davvero più terrificante è questo: che ruolo sta svolgendo l'informazione pubblica quando mi dice che Gasparri la pensa così e invece Antonello Soro la pensa cosà? Aggiunge qualcosa alla mia comprensione della realtà e dell'attualità del mio paese oppure, come è sempre stato, docilmente porge il microfono al potere perchè catechizzi i sudditi e finga di accapigliarsi su problemi a volte ridicoli?
Continua a leggere

venerdì 5 settembre 2008

Perchè io dovrei salvare Alitalia?


Se - come dice l'autorevole settimanale Economist (qui) - il salvataggio del colabrodo volante Alitalia ci costerà 125 euro a cranio (è facile salvare qualsiasi imprese, se accolli le voragini di bilancio alle casse pubbliche), da cittadino che paga le tasse mi domando per quale motivo dovrei "partecipare" a questa operazione e quali benefici ne trarrei.

Certo, posti di lavoro, prestigio nazionale e bla bla. Ma io ci metto 125 euro delle mie tasse, che mi date in cambio? Uno snack? Una salvietta rinfrescante? Una rivistina? O (e sarebbe più gradito anche se ho ancora sullo stomaco una cipolla lessa mangiata anni fa su un volo internazionale) mi darete un bel biglietto omaggio poichè, anche coi miei soldi, vi sto salvando la baracca? Visto che tanto devo pagare... Continua a leggere

mercoledì 23 luglio 2008

Porcate, ovvero braccia (giornalistiche) sottratte all'agricoltura


Un illeggibile pezzo sul concerto che Ligabue ha tenuto ieri a Cagliari. Cortesia dell'Unione Sarda e di una giornalista - che non nominerò - che pensa di essere una scrittrice stilosa e invece dovrebbe semplicemente mettersi a fare un qualsiasi altro mestiere tranne quello di scrivere sui giornali.

A fare ancora e sempre Reggio, Liverpool, Memphis, Nashville; e Radio Clash da casello a casello; e un bell'impasto di lambrusco e sudore, succede che stanotte il concerto è qui, nella solita Fiera brutta con l'asfalto brutto che se cadi ti grattugi le ginocchia (ma tant'è, perché l'abbiamo detto troppe volte e perché tutto cambi, in questa Cagliari di gattopardi, tutto deve restare com'è). Insomma, il concerto è qui eppoi il concerto è fuori: fuori sul cavalcavia sopra lo stadio, fuori sul cofano delle macchine parcheggiate sghimbesce tra muro e marciapiede, fuori sugli alberi del viale e sul balcone, se ce l'hai.

Perché quando non hai trentacinque euro per pagare il biglietto, allora Ligabue te lo ascolti come puoi - e ti aggrappi alla cancellata della Fiera e con una mano tieni la tua fidanzata e con l'altra una birra fredda di ghiaccioli di borsa frigo. E magari non lo vedi, anzi: non lo vedi, però te lo immagini, Ligabue: ecco, cammina leggero sul palco rock di psichedelie argento; ecco, stringe i pugni contro il cielo; ecco, graffia le corde e graffia la vita. Allora sono attimi e secoli, lacrime e brividi, e tu, baciami la fortuna, baciami le parole che sai già, baciami il sangue mentre gira, canti - canti mentre con una mano tieni la fidanzata e con l'altra la birra ché in questi anni terribili che tutto costa e anche un concerto diventa un privilegio, la musica supera la barriera di un registratore di cassa e la travolge e va veloce e ti arriva forse anche più forte; mentre il basso batte il ritmo del cuore.

E allora a fare ancora e sempre Reggio, Liverpool, Memphis, Nashville, succede che dentro o fuori, ti ritrovi ancora qua: e a fare la conta sei tu e altri ventimila, a cantare di nuovo questo rock, a ballare sul mondo, ad afferrare i sogni con una mano e a stringerli con l'altra. E Ligabue che trascina parole rotonde lo sa cosa deve fare: e lo fa bene. Allora quelle venti canzoni, le sue, le più buone, diventano un'unica morbida scia, una striscia invitante talmente accogliente da perderci il fiato - e che sia quel che sia. E mentre una ballerina vola, e Ligabue stringe uno specchio per riflettere fede speranza carità, quello schermo grande come tre stanze più salone ti racconta i primi dieci articoli della Costituzione Italiana. E sarà questa notte femmina, sarà questo rito pagano e sanguinolento e liberatorio che si chiama concerto, sarà la musica, ma mai il diritto alla vita e al lavoro e al rispetto è sembrato così giusto e così poesia.

Eppoi via, Ligabue, dentro o fuori, facci urlare contro il cielo, e con le tue risposte fatte in casa promettici che andrà bene, nonostante tutto. Perché la musica di Ligabue è tagliata su misura per uno, nessuno, centomila, fatta com'è di parole che sanno di buono e si scompongono all'infinito nel vortice di un relativismo da Bar Mario. Canzoni che sembrano fatte per me - ti convinci mentre canti, in questa notte che pare un peccato che non ci siano le zanzare della Bassa. Ma si convince mentre canta anche quello a fianco e quell'altro ancora e ancora e ancora, chè la forza della banda viene fuori, ballando dietro il groove, ballando in mezzo agli orrori. Libera nos a malo, e così sia.
Continua a leggere

mercoledì 18 giugno 2008

I privilegi del giornalista

Quando inizi a girare per conferenze stampa e a lasciare in giro il tuo indirizzo email e il tuo numero di cellulare, sai che presto inizierai a ricevere telefonate assurde e note stampa sul più strampalato scibile comunicabile.

Ecco un fantastico esempio. Si parla di mucche e non di automobili.

«Dopo le tappe di Roma, Firenze e Piacenza si è concluso con grande successo il XVIII Congresso Mondiale degli allevatori della razza Limousine, promosso dall’Anacli, l’Associazione Nazionale Allevatori delle razze bovine Charolaise e Limousine. L’evento ha saputo combinare aspetti tecnici e turistici, in un mix che ha conquistato i 250 partecipanti, provenienti da: Argentina, Australia, Belgio, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Galles, Germania, Inghilterra, Irlanda, Lussemburgo, Messico, Nuova Caledonia, Nuova Zelanda, Olanda, Portogallo, Scozia, Sud Africa e Usa.

Alla manifestazione hanno dato il loro contributo il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, la Regione Toscana, la Regione Lazio, la Provincia di Firenze e la Provincia di Viterbo, le camere di Commercio di Firenze, di Piacenza e di Viterbo, il Comune di Piacenza.

Durante la manifestazione si sono succeduti numerosi interventi da parte di relatori accomunati dalla sensibilità nei confronti delle tematiche dell’allevamento del bovino da carne. Una attività che, oggi, costituisce una seria risposta alle esigenze di valorizzazione economica del territorio tanto più valida quando venga praticata garantendo elevati standard di qualità e di sicurezza alimentare.

Il Congresso è stata anche l’occasione per visitare alcune aziende rappresentative della realtà della Limousine nel nostro Paese, che hanno accolto anche capi provenienti da molti altri allevamenti. Le visite hanno messo i convegnisti nelle condizioni di poter appurare la qualità del bestiame allevato in Italia e le diverse modalità di allevamento che si rinvengono nel Paese per la Limousine.»

(Unica consolazione: Virgin Classic manda "Paradise city" dei Guns'n'Roses)

Continua a leggere

martedì 17 giugno 2008

Pudicizia informativa

Temevo che oggi, giorno della solita partita da infarto della nostra nazionale di calcio, lo sport oscurasse qualsiasi altra notizia.
Mentre scrivo, invece, le aperture dei siti dei tre principali quotidiani italiani riguardano questioni decisamente meno frivole: il decreto salva-premier e il patto boss-massoni per bloccare i processi. Ora sono in attesa del solito TG1, sempre pronto a regalarci fantastiche sorprese: di sicuro il servizio da Londra racconterà le abitudini sessuali della principessa Diana o riprenderà il peto del principino.
Intanto, in Sicilia, il centrosinistra ancora inebetito dalla sconfitta di aprile incassa un bel 0-8 e anche in Sardegna, per quanto il voto coinvolgesse molti meno elettori, il centrodestra spopola perfino nelle zone dove la sinistra ha governato per 30 anni. Il Pd però ha problemi più seri da affrontare: cambiare sede...

(In sottofondo il magnifico ritorno degli Whitesnake: com'è che 'sti gruppi di vecchi continuano a rockeggiare alla grande? Ecco un esempio.)
Continua a leggere

lunedì 16 giugno 2008

Silvio, chiudiamo i giornali e finiamola qui

Il lucido intervento di Marco Travaglio sul "pasticcio intercettazioni" ordito dal funambolico governo Berlusconi. Visto che l'informazione è il mio lavoro - ma ho anche una pessima opinione della categoria dei giornalisti - mi chiedo quanti colleghi aderiranno alla protesta innescata da Travaglio.

L’altro giorno, fingendo di avanzare un’«ipotesi di dottrina», Giovanni Sartori ha messo in guardia sulla Stampa dai «dittatori democratici» e ha spiegato: «Con Berlusconi il nostro resta un assetto costituzionale in ordine, la Carta della Prima Repubblica non è stata abolita. Perché non c’è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall’interno».
«Si impacchetta la Corte costituzionale, si paralizza la magistratura. si può lasciare tutto intatto, tutto il meccanismo di pesi e contrappesi. E di fatto impossessarsene, occuparne ogni spazio. Alla fine rimane un potere 'transitivo' che traversa tutto il sistema politico e comanda da solo».

Non poteva ancora sapere quel che sarebbe accaduto l'indomani: il governo non solo paralizza la magistratura, ma imbavaglia anche l'informazione abolendo quella giudiziaria. E, per chi non avesse ancora capito che si sta instaurando un regime, sguinzaglia pure l'esercito per le strade. Nei giorni scorsi abbiamo illustrato i danni che il ddl Berlusconi-Ghedini-Alfano sulle intercettazioni provocherà sulle indagini e i processi. Ora è il caso di occuparci di noi giornalisti e di voi cittadini, cioè dell'informazione. Che ne esce a pezzi, fino a scomparire, per quanto riguarda le inchieste della magistratura.
Il tutto nel silenzio spensierato e irresponsabile delle vestali del liberalismo e del garantismo un tanto al chilo. Che, anzi, non di rado plaudono alle nuove norme liberticide.

Non si potrà più raccontare nulla, ma proprio nulla, fino all'inizio dei processi. Cioè per anni e anni. Nemmeno le notizie «non più coperte da segreto», perché anche su quelle cala un tombale «divieto di pubblicazione» che riguarda non soltanto gli atti e le intercettazioni, ma anche il loro «contenuto». Non si potrà più riportarli né testualmente né «per riassunto».

Nemmeno se non sono più segreti perché notificati agli indagati e ai loro avvocati. Niente di niente. L'inchiesta sulla premiata macelleria Santa Rita, con la nuova legge, non si sarebbe mai potuta fare. Ma, anche se per assurdo si fosse fatta lo stesso, i giornali avrebbero dovuto limitarsi a comunicare che erano stati arrestati dei manager e dei medici: senza poter spiegare il perché, con quali accuse, con quali prove.

Anche l'Italia, come i regimi totalitari sudamericani, conoscerà il fenomeno dei desaparecidos: la gente finirà in galera, ma non si saprà il perché. Così, se le accuse sono vere, le vittime non ne sapranno nulla (i famigliari dei pazienti uccisi nella clinica milanese, che stanno preparando una class action contro i medici assassini, sarebbero ignari di tutto e lo resterebbero fino all'apertura del processo, campa cavallo). Se le accuse invece sono false (come nel caso di Rignano Flaminio, smontato dalla libera stampa), l'opinione pubblica non potrà più sapere che qualcuno è stato ingiustamente arrestato, né come si difende: insomma verrà meno il controllo democratico dei cittadini sulla Giustizia amministrata in nome del popolo italiano.

Chi scrive qualcosa è punito con l'arresto da 1 a 3 anni e con l'ammenda fino a 1.032 euro per ogni articolo pubblicato. Le due pene - detentiva e pecuniaria - non sono alternative, ma congiunte. Il che significa che il carcere è sempre previsto e, anche in un paese dov'è difficilissimo finire dentro (condizionale fino a 2 anni, pene alternative fino a 3), il giornalista ha ottime probabilità di finirci: alla seconda o alla terza condanna per violazione del divieto di pubblicazione (non meno di 9 mesi per volta), si superano i 2 anni e si perde la condizionale; alla quarta o alla quinta si perde anche l'accesso ai servizi sociali e non resta che la cella. Checchè ne dica l'ignorantissimo ministro ad personam Angelino Alfano.

E non basta, perché i giornalisti rischiano grosso anche sul fronte disciplinare: appena uno viene indagato per aver informato troppo i suoi lettori, la Procura deve avvertire l'Ordine dei giornalisti affinchè lo sospenda per 3 mesi dalla professione. Su due piedi, durante l'indagine, prim'ancora che venga eventualmente condannato. A ogni articolo che scrivi, smetti di lavorare per tre mesi. Se scrivi quattro articoli, non lavori per un anno, e così via.Così ti passa la voglia d'informare. Anche perché, oltre a pagare la multa, finire dentro e smettere di lavorare, rischi pure di essere licenziato.


D'ora in poi le aziende editoriali dovranno premunirsi contro eventuali pubblicazioni di materiale vietato, con appositi modelli organizzativi, perché il «nuovo» reato vien fatto rientrare nella legge 231 sulla responsabilità giuridica delle società. Significa che l'editore, per non vedere condannata anche la sua impresa, deve dimostrare di aver adottato tutte le precauzioni contro le violazioni della nuova legge. Come? Licenziando i cronisti che pubblicano troppo e i direttori che glielo consentono. Così usciranno solo le notizie che interessano agli editori:quelle che danneggiano i loro concorrenti o i loro nemici (nel qual caso l'editore si sobbarca volentieri la multa salatissima prevista dalla nuova legge, da 50 mila a 400 mila euro per ogni articolo, e accetta di buon grado il rischio di veder finire in tribunale la sua società).

La libertà d'informazione dipenderà dalle guerre per bande politico-affaristiche tra grandi gruppi. E tutte le notizie non segrete non pubblicate? Andranno ad alimentare un sottobosco di ricatti incrociati e di estorsioni legalizzate: o paghi bene, o ti sputtano. Ultima chicca: il sacrosanto diritto alla rettifica di chi si sente danneggiato o diffamato, già previsto dalla legge attuale, viene modificato nel senso che la rettifica dovrà uscire senza la replica del giornalista. Se Tizio, dalla cella di San Vittore, scrive al giornale che non è vero che è stato arrestato, il giornalista non può nemmeno rispondere che invece è vero, infatti scrive da San Vittore. A notizia vera si potrà opporre notizia falsa, senza che il lettore possa più distinguere l'una dall'altra. Tutto ciò, s'intende, se i giornalisti si lasceranno imbavagliare senza batter ciglio.

Personalmente, annuncio fin d'ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d'indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato. Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all'articolo 21 della Costituzione e all'articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo e le libertà fondamentali («Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione.

Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche», con possibili restrizioni solo in caso di notizie «riservate» o dannose per la sicurezza e la reputazione). Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l'Unione Cronisti, l'associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti.

(da "L'Unità" di oggi)
Continua a leggere