venerdì 29 maggio 2009

Coloranti e caramelle: molto allarme, poca sostanza


Quelle caramelle così colorate e invitanti nascondono qualche rischio per la salute dei bambini? È una domanda che da sempre scatena battaglie a colpi di ricerche più o meno scientifiche, titoli (spesso inesatti) nei giornali, denunce da parte delle associazioni dei consumatori. Un lancio d'agenzia ripreso circa un mese fa da alcuni quotidiani italiani ha rinnovato ancora una volta l'allarme: i coloranti nelle caramelle provocherebbero iperattività nei bambini. Cerchiamo di fare luce sull'argomento.

In primo luogo, la segnalazione parte dall'accostamento tra i risultati di un'indagine della Direction générale de la concurrence, de la consommation et de la répression des fraudes (Direzione generale della concorrenza, del consumo e della repressione delle frodi, Dgccrf), organo del Ministero francese dell'economia, e una richiesta di divieto per sei coloranti chimici avanzata dall'Ufficio europeo dell'unione dei consumatori (Beuc) insieme ad altre 41 associazioni.

Cosa dice l'indagine della Dgccrf? In sostanza, i Nas d'Oltralpe rilevano che risulta fuori norma il 42% dei prodotti di confetteria (di produzione francese ed estera) in commercio. Questa non conformità, però, in circa due terzi dei casi (e non in un terzo, come riportato erroneamente dalla stampa italiana) sarebbe legata a problemi di etichettatura: mancato riscontro di coloranti indicati sulla confezione o, al contrario, assenza dall'etichetta di coloranti invece riscontrati nel prodotto. La stessa Direction puntualizza che quella percentuale di irregolarità andrebbe comunque «sfumata», trattandosi più che altro un problema legato alla “dichiarazione” degli ingredienti che compongono le coloratissime caramelle che fanno gola ai bimbi.

Ma la “costruzione” della notizia prosegue ricordando che i coloranti sarebbero associati al famigerato disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività (Adhd) e che, «nei giorni scorsi», il Beuc e altre 41 associazioni hanno chiesto all'Unione europea di vietare sei coloranti sospettati di favorire l'insorgere del disturbo. Recuperando dal sito del Beuc il documento salta però fuori che quella denuncia è datata 10 aprile 2008: ben un anno e pochi giorni prima del pronunciamento della Dgccrf, pubblicato il 16 aprile 2009.

A questo punto l'ennesimo allarme potrebbe venir liquidato come un distratto assemblaggio di fonti da parte di qualche giornalista pigro. Ma dell'associazione tra coloranti e iperattività si parla in questi giorni negli Stati Uniti. Infatti, un libro intitolato The unhealthy truth: how our food is making us sick and what we can do about it (“La dannosa verità: come il nostro cibo ci sta facendo ammalare e cosa possiamo fare”), scritto da una madre che sta lanciando una crociata contro gli additivi alimentari sponsorizzata da esperti televisivi e attivisti, ha riacceso le discussioni. Tra le altre cose, l'autrice Robyn O'Brien punta il dito contro i coloranti artificiali contenuti in alimenti come gelato alle fragole, yogurt, succhi di frutta e maccheroni inscatolati.

Fondata o meno la denuncia della O'Brien, contestata da molti nutrizionisti americani, rimane il fatto che la US food and drug Administration (Fda) - il massimo organismo statunitense con competenze in campo sanitario e alimentare - da anni ribadisca che «non esiste alcuna prova che i coloranti alimentari causino iperattività o disturbi nell'apprendimento infantile», posizione sottoscritta lo scorso anno dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

Sul rapporto iperattività/coloranti, la posizione di Massimo Papini, fondatore della clinica di Neuropsichiatra infantile dell'Ospedale di Careggi, è radicale: «L'Adhd è una sindrome inventata – dice – non risponde affatto a una problematica oggettiva ma alla necessità commerciale di vendere determinate medicine». Secondo Papini, anzi, «la terapia con un farmaco a base anfetaminica farebbe più danni del presunto disturbo». Esistono sicuramente casi in cui da un'intossicazione «derivano disturbi comportamentali: si pensi alla vicenda dei giocattoli con vernici al piombo, che qualche anno fa causarono danni gravi prima di essere ritirati dal commercio». Nei bambini, osserva il neuropsichiatra, «il sistema nervoso è più esposto rispetto a quello degli adulti, perciò un'intossicazione viene evidenziata da comportamenti diversi e da fenomeni nervosi». Ma, conclude, «stabilire pacchiani rapporti di causa/effetto è assurdo». Un colorante «può essere dannoso, ma l'effetto va documentato in maniera incontrovertibile».

Nadia Mulinacci, docente di Chimica degli alimenti all'università di Firenze ricorda che «vanno seguiti alcuni passaggi complessi prima che una sostanza possa essere iscritta nella lista degli additivi alimentari ammessi», spiega. Esiste infatti una serie standardizzata di test farmacologici, in vitro e su animali, che serve per determinare la cosiddetta “Noael”, cioè la quantità massima che non provoca effetti sugli animali: «Questa quantità viene poi divisa per un fattore di sicurezza, che solitamente è 100, diventando la Dga, cioè la dose giornaliera accettabile che si può assumere senza conseguenze».
Nell'industria alimentare «la tendenza è di ridurre i coloranti artificiali per privilegiare quelli naturali». Tra l'altro, in Europa e in Italia «il controllo in campo alimentare è maggiore, anche se sappiamo che una frode è sempre possibile». Comunque, «l'allarme sui coloranti è fuori luogo».

Fonte: www.minori.it
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martedì 26 maggio 2009

Asini davanti alla lavagna


CAGLIARI. L’Aids? Non è un’epidemia, non fa paura, riguarda soltanto omosessuali e tossicodipendenti, comunque esiste da sempre e usare il profilattico non servirebbe a difendersene «perchè coi virus ha l’efficacia di un colabrodo». La teoria darwiniana dell’evoluzione? «Non dimostra nulla» ma convince i marxisti, che «finalmente non devono preoccuparsi di un dio creatore».
Giordano Bruno? «Solo una spia eretica che tradiva i fedeli della chiesa cattolica per consegnarli al boia». E Newton, un poveraccio: «Gli intrugli alchemici che preparava gli servivano per tentare di mantenersi giovane in una relazione omosessuale con un matematico svizzero». Storicamente pericolosissimi i protestanti: «Dopo la loro invasione e in conseguenza di essa sono arrivati il divorzio, l’aborto, l’eutanasia e i serial killer».

Per non parlare degli illuministi: loro sono semplicemente «sciagurati». Tempi e dottrine lontani, ai tempi nostri i danni li ha fatti il rock: sono stati «fracassatimpani come Beatles e Rolling Stones» a dare il via libera «allo sballo e al consumo di droghe, poi ai Black Bloc».
Non lesina giudizi lapidari Emilio Biagini, genovese di 69 anni, docente di geografia alla facoltà cagliaritana di lingue e letterature straniere. Nei testi di cui è autore e che consiglia senza alternative agli studenti - ‘Ambiente, consumo e sviluppo, le isole Britanniche nel contesto globale’, edizioni Ecig, tre tomi, 40 euro l’uno - passa con disinvoltura dal racconto di quella signora venezuelana costretta a farla in una borsa perchè a Caracas trova tutti i cessi otturati - il che per il docente dimostra che «si è investito sui grattacieli senza pensare ai servizi igienici» - alla «segmentazione sociale» provocata da Sigmund Freud con la «demolizione della figura paterna» fino al problema attualissimo dell’immigrazione, che liquida con una certezza: «L’immigrato musulmano non si urbanizza ma tende a islamizzare la città in cui si inserisce».


Quei testi esistono dal 2004, per quattro anni gli studenti si sono limitati a mugugnare. Poi, due mesi fa, una ragazza è arrivata a pagina 221 del terzo tomo e ha letto che per Biagini «la crisi della famiglia raggiunge la sua manifestazione estrema con l’aborto volontario, il genocidio del ventesimo secolo». Incerta se ricorrervi o no, la studentessa ha potuto verificare alla stessa pagina che solo in Gran Bretagna le vittime dell’interruzione volontaria della gravidanza «sono già non meno di cinque milioni» quindi «molto più del milione registrate complessivamente nelle due guerre mondiali».

A quel punto è partita la prima lettera al consiglio di facoltà, poi la seconda - firmata da quasi tutti i nove rappresentanti degli studenti, sei indipendenti, due di centro-sinistra e uno di Cl - in cui il testo di Biagini viene definito «discriminatorio verso diverse categorie, sommario e al tempo stesso dogmatico nel suo giudicare» e ne viene richiesto il ritiro immediato perchè lo studente «non debba più studiare da un testo fazioso, che paralizza il pensiero critico e il contradditorio, che svilisce la dignità dello studente e dell’insegnamento universitario che dovrebbe ricevere». Irrintracciabile Biagini - neppure la segreteria della presidenza di facoltà è riuscita a metterlo in contatto con la Nuova Sardegna - è il preside Massimo Arcangeli a fare il punto su quello che sta assumendo i connotati del caso politico-culturale nell’ateneo cagliaritano, un caso che deflagra proprio mentre si decide chi sarà il successore al trono quasi ventennale del rettore Pasquale Mistretta.

«Il consiglio di facoltà ha preso atto della lettera trasmessa dagli studenti e ha deciso di investire della questione i consigli di corso, i soli organismi deputati a valutare gli aspetti della didattica - spiega Arcangeli - io ho fatto verbalizzare che quei libri per me non sono congrui, in gran parte non c’entrano nulla con l’insegnamento della politica economica nè con quello della geografia, i rilievi degli studenti sono corretti». Quindi i testi andrebbero sostituiti «o almeno - aveva proposto il preside, come mediazione - bisognerebbe indicare un’alternativa». Soluzione che Biagini ha respinto.

Provvedimenti? Interpellato l’ufficio legale dell’Ateneo e analizzati i regolamenti, il consiglio di facoltà sembra avere le mani legate: «E’ decisivo il parere dei consigli di corso - conferma Arcangeli - perchè senza un codice etico, che è stato elaborato dalla professoressa Maria Del Zompo ma non è stato ancora approvato, io devo essere garante sia della libertà del docente che del rispetto delle opinioni diverse, come quelle degli studenti». I quali sembrano tutt’altro che rassegnati: «Biagini insegna alla facoltà di lingue - avverte Lorenzo Carrogu, del consiglio di facoltà - dove studiano ragazzi di culture e fedi diverse da quella cattolica, oltre che atei. Noi crediamo che tutti meritino rispetto...».
Forse lo meriterebbero anche gli ecologisti, che per l’estroso professore genovese «divinizzano la natura in una forma neopagana e considerano l’uomo alla stregua di un animale» e i massoni, bastonati senza tregua per quasi 1500 pagine.

Biagini riesce a leggere in chiave cattolico-vendicatrice persino il naufragio del Titanic, perchè la nave è legata a Belfast «centro focale del conflitto etico-religioso che da secoli insanguina l’Irlanda». Cosa c’entra col disastro? Semplice: «E’ una vicenda emblematica di un’arrogante e blasfema concezione materialista miseramente fallita, le cui radici vanno ricercate nel furioso anti-cattolicesimo che permea una cospicua parte della cultura locale». Quindi non era un iceberg, ma Dio.

Il Biagini-pensiero: femministe rovinose illuministi disonesti

CAGLIARI. Ecco alcuni stralci dai testi di Emilio Biagini.
Femminismo. «Il femminismo estremista, in particolare, si traduce non di rado in un rifiuto della maternità, vista come “ostacolo alla carriera”, ingiusta “sottomissione al maschio”, o semplicemente temuta per via delle doglie del parto. [...] La popolazione dell’Europa occidentale invecchia, ed è matematico che, se continueranno le tendenze attuali, si giungerà all’estinzione e alla sostituzione delle popolazioni europee da parte di immigrati, alieni dal femminismo e dall’omosessualismo, come ad esempio i musulmani».

Aborigeni. «Se gli aborigeni vogliono inserirsi nello sviluppo moderno è indispensabile che rinuncino alla cultura paleolitica».

Islam. «Società permeate dall’idea della sottomissione femminile, come quelle islamiche, sono lontane dall’apertura mentale necessaria ad un vero dinamismo sociale».

Genova. «Aumenta l’immigrazione di poverissimi dal “terzo mondo” (soprattutto dall’Ecuador, ed occorre una bella dose di ottimismo per sperare che il paese dell’arbitro Moreno ne ricavi un qualche vantaggio) [...] Nella città dilagano bande di minorenni, per lo più nordafricani di recente immigrazione, che trovano facile preda nelle persone anziane che aggediscono per strada o dentro i negozi [...]. In compenso in consiglio comunale viene respinta la proposta di introdurre il Crocifisso nelle scuole e uffici pubblici».

Contraccezione. «Non è che è un altro degli aspetti della congiura contro la vita».

Medioevo. «Il Medioevo non piace ai nemici del Cristianesimo perché è l’età cristiana per eccellenza. E il seguito dello sviluppo, dal 1066 in poi, dimostra chiaramente quanto il logoro stereotipo illuminista e positivista anti-cristiano sia lontanissimo dall’onestà e dalla verità».
(Da "La Nuova Sardegna" di oggi)

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giovedì 30 aprile 2009

Il mondo negli occhi dei bambini

I bambini guardano il mondo con occhi curiosi, assorbono moltissime informazioni ma non sempre sono in grado di decodificarle in un quadro chiaro. Lo si deduce da una curiosa intervista a più voci realizzata in due classi elementari di una scuola dell'hinterland torinese: per gli scolari, Obama dovrebbe fare il capo del governo e le quote rosa sarebbero «mutande». L'approccio giusto, però, permette anche ai più piccoli di afferrare concetti complessi. Lo dimostra l'esperienza della Biennale della democrazia di Torino, nella quale il tributarista Franco Fichera ha spiegato a un centinaio di bambini delle quarte e quinte elementari l'importanza del sistema fiscale con un gioco di ruolo chiamato Le belle tasse.

Un quotidiano del circondario torinese, giorni fa, ha pubblicato dunque una curiosa intervista a più voci con i bambini di una seconda e di una quinta elementari di Rivoli. Pur trattandosi di un campione davvero poco rappresentativo, la voce dei bambini riflette in modo significativo le storture e le contraddizioni di quanto assorbono dalla televisione e in famiglia. Sono soprattutto gli scolari della seconda a fornire le risposte più interessanti. Ecco allora curiose definizioni per la cassa integrazione («Quando un signore di lavoro ha bisogno di soldi e allora dice al suo capo se glieli può dare») o il tasso fisso («Un tasso imbalsamato»). La Borsa diventa «un posto dove tu hai delle carte e se le tiri prendi tutti i soldi» e il bancomat «una macchina che quando in posta c’è tanta coda, tu vai lì, metti un codice e ti prendi tutti i soldi che vuoi».

Le risposte riguardanti l'attualità politica vedono il trionfo di Barack Obama: il presidente degli Stati Uniti per qualcuno è «capo del governo», ma è anche «presidente, mentre Berlusconi è capo del governo» (la differenza? «Il colore»). Oppure «sta all'opposizione» ed è l'unico di cui ci si può fidare, tanto che un bambino, se fosse al governo, farebbe «venire Obama qui in Italia».

Sull'intricata politica italiana le idee si fanno più nebulose (le quote rosa, nella confusione generale, diventano «mutande»), ma tornano più concordi quando si passa a parlare della presenza femminile nelle istituzioni. Per esempio, l'intervistatrice chiede: «Secondo voi perché le donne in parlamento sono una minoranza?» Risposte: «Perché non sanno niente», «perché le femmine non vanno sulla moto da cross», «perché non fanno disastri», «perché non valgono niente». Motivazioni: «Dicono delle cose un po’ meno importanti di quelle che dicono gli uomini» oppure «le donne non sono capaci di fare queste cose, quindi dicono poche cose» (sono bambine a parlare). Quindi, quasi all'unanimità, un presidente della Repubblica non potrebbe essere donna. Tra le ragioni, ecco una vetta di sublime fantasia: «Perché quando le donne corrono, i capelli vanno tutti davanti alla faccia». Perciò l'altra metà del cielo sembra condannata a «lavare», «stirare», «fare le pulizie», «cuocere».

Ma la complessità della realtà sembra ampiamente a portata di bambino. Lo dimostra l'esperienza del progetto Le belle tasse – Le tasse spiegate ai bambini, riproposto alla Biennale della democrazia di Torino della scorsa settimana. Ideato nel 2005 dal tributarista Franco Fichera, professore di Diritto tributario a Napoli, questo gioco di ruolo ha spiegato a un centinaio di bambini della quarta e quinta elementare quale scopo abbia il sistema fiscale.

Lo stesso Fichera, che segue passo passo lo svolgimento per rispondere alle mille domande degli scolari e far comprendere cosa succede, spiega le regole in un articolo scritto l'anno scorso. I bambini vengono divisi in «autorità politica, esattori, amministratori» e ricevono un gruzzolo in monete di cioccolato, «distribuite in modo casuale e diseguale» (come nella vita). Vengono poi invitati a «destinarne una parte come tassazione sulla base di un’aliquota proporzionale decisa dall’autorità politica, ad esempio del 40 per cento». Ecco così una mini-dichiarazione dei redditi, «contenente l’indicazione delle proprie fortune, l’aliquota da applicare, il tributo dovuto, aggiungendo i propri dati anagrafici e la firma».

Una volta che «gli esattori avranno ritirato le dichiarazioni e percepite le entrate, l’autorità politica confronterà quanto è stato complessivamente riscosso con quanto era complessivamente dovuto, evidenziando pubblicamente, se risultano, fenomeni di evasione». Poi, le monete «saranno raccolte nella cassa pubblica» e l’autorità politica «destinerà le somme percepite alle diverse voci di spesa: istruzione, sanità, trasporti, vigili urbani, esercito, aiuti sociali». I bambini, così – scrive Fichera - «vedranno che il sacrificio individuale (la tassazione) permette la realizzazione di interessi collettivi (le spese pubbliche)» attraverso la modalità «dell'altruismo imposto o del dovere di solidarietà».

Il dibattito tra cittadini e amministratori si sviluppa sulle priorità: se usare i soldi per gli ospedali e la scuola, quanto donare all'Abruzzo, se era giusta un'aliquota del 40% . Insomma, quasi come nella vita reale: l'evasione di qualche goloso viene ripianata dagli altri bambini. Ma- questo sì che differenzia i bambini dagli adulti - con generosità, senza troppe storie: alla fine è solo cioccolato. 
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martedì 28 aprile 2009

Porta l'orsacchiotto dal dottore

«Infermiera, subito una flebo di Sgonfiolin»: un'istruzione del genere non si è mai sentita nelle puntate del Dottor House o in quelle di E.R., né tanto meno in un vero Pronto soccorso. Sgonfiolin, Abbassafebbre o Dolorstop sono medicine dai nomi curiosi che “curano” bambolotti e peluche, i pazienti speciali  portati all'Ospedale dei pupazzi. Non è l'ultima follia americana ma un'iniziativa pensata per i bambini dai 3 ai 6 anni: grazie alla pupazzologia, infatti, superano le paure legate a medici e ospedali e imparano a conoscere l'ambiente medico e il personale che vi lavora.

In questi giorni - lo scorso fine settimana e il prossimo – i pupazzologi si prendono cura degli orsacchiotti dei bambini di Moncalieri, cittadina alle porte di Torino, grazie alla sezione torinese del Sism e al contributo dei volontari della Croce rossa. Sism sta per Segretariato italiano degli studenti di medicina, un'organizzazione di studenti presente in 34 facoltà italiane sparse su tutto il territorio: sono loro che, qualche anno fa, hanno importato in Italia l'idea del Teddy bear hospital, ormai consolidata in 32 paesi del mondo e studiata nelle riviste scientifiche da una decina d'anni.

Ma come funziona questo gioco che serve a ben indirizzare  il rapporto tra bambini e dottori? L'ospedale viene allestito in modo realistico in uno spazio chiuso (a Moncalieri, per esempio, è il centro commerciale) oppure in una tenda da campo sistemata in una piazza cittadina. Anche le procedure sono simili a quelle dei veri ospedali: c'è l'accettazione, la sala d'attesa dove si inizia ad imparare, l'ambulatorio dove si svolge la visita. Il genitore del pupazzo (il bambino) spiega al pupazzologo i sintomi (inventati) di cui soffre la sua bambola, che poi verrà pesata e misurata. Spesso i bambini raccontano problemi di cui hanno sofferto o che temono.

Il medico completa poi la diagnosi utilizzando i vari strumenti dell'ambulatorio a misura di bambolotto, come lo stetoscopio, lo sfigmomanometro, l'elettrocardiogramma, i raggi X. Tutte le curiosità dei bambini sugli strumenti ed il loro funzionamento vengono soddisfatte. Al bambino viene poi consegnata la prescrizione: di solito dovrà raccontare favole al suo pupazzo oppure fargli le coccole oppure passare alla farmacia dell'ospedale per ritirare le “medicine” da somministrare secondo le istruzioni.

Ma l'ospedale dei teddy bear non ha come unico scopo quello di far familiarizzare i bambini con la medicina, la malattia e ad avere fiducia nel pediatra. Serve anche agli studenti di medicina per prepararsi meglio all'interazione col paziente. Negli ultimi anni centinaia di Ospedali dei pupazzi si sono svolti in quasi tutte le regioni d'Italia e hanno coinvolto migliaia di bambini: grazie alle affettuose cure dei loro “genitori”, tutti gli orsacchiotti visitati sono tornati in piena salute.
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giovedì 23 aprile 2009

Il G8 all'Aquila? Dove sono i sardi?

Sono le 13.37. Da almeno due ore i siti dei giornali lanciano le notizie riguardanti la nuova pensata di Berlusconi sullo spostamento del G8 dall'Aquila alla Maddalena.
Sto tenendo d'occhio le agenzie e ancora adesso nessun politico sardo, men che meno quel manichino che si è trovato in viale Trento per grazia divina, ha ancora aperto la bocca per dire mezza sillaba su questo scippo che, al terzo tentativo è finalmente riuscito al nano maledetto. Anzi, Cappellacci ufficialmente neppure è stato informato da Silvio: l'ha detto Berlusca poco fa in conferenza stampa, ha deciso qualcosa che riguardava la Sardegna senza neppure fare una telefonata al suo presidente ("Ugo, scusa, mi ero dimenticato di dirti...").

Il G8 è solo una gigantesca rottura di coglioni. Ma è comunque una grande occasione di sviluppo e visibilità planetaria per una terra che, al di fuori dell'Italia, in pochi sanno piazzare su una cartina geografica. Ce lo portano via con una scusa cinica e ributtante e, invece di scendere in piazza e dare fuoco al palazzo del governo, non c'è un cretino che osi parlare.

Siamo una Regione sottosviluppata e oggi abbiamo avuto la conferma di avere una classe dirigente (anzi, diretta) sottosviluppata.
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domenica 19 aprile 2009

Le letture del matrimonio di Claudia - 2

- Salmo responsoriale

Tutti: Lillo lallo lullo lello.

Strada facendo vedrai che non sei più da solo 
strada facendo, troverai un gancio in mezzo al cielo 
e sentirai la strada far battere il tuo cuore.
Lillo lallo lullo lello.

Lunga è la vita, larga la via
Io ti lascio la firma mia. 
Trenta giorni ha novembre con
April, giugno e settembre. Di ventotto
Ce n’è uno: indovina quale.
Lillo lallo lullo lello.

Yesterday, na na na na na na far away
La la la la la, yesterday
Oh i believe in yesterdays.
Lillo lallo lullo lello.

Beviamo per la potenza, beviamo per il suono
Il tuono e il metal stanno scuotendo la terra
Bevi per i tuoi fratelli che non devono mai arrendersi
Siamo tutti fratelli del Metal qui nella sala.
Lillo lallo lullo lello.
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Le letture per il matrimonio di Claudia - 1

Prima lettura.
Dal libro della Genesis.

E venne il giorno in cui il cielo si tinse di lapislazzulo e le cornacchie pronunciarono oscure maldicenze. Il Signore lanciò un arco di fuoco nel cielo e il leviatano barrì con voce flautata dalle acque profonde. Nabucodonosor e Mildred cantarono le lodi del Signore e arrostirono un bue alle erbe. Poi Nabucosonodor prese una forchetta, lo assaggiò e disse: «È cosa buona e giusta». Mildred tagliò la carne in larghe fette e la distribuì alla mensa. Ma Siracide, figlio di Mildred, sbattè i pugni sul tavolo e disse: «Io voglio le polpette».

Subito il Signore tuonò dall’alto dei cieli e l’angelo della morte fece la sua comparsa tra le nuvole. Di fronte a tanta potenza, Siracide abbassò lo sguardo e, con voce contrita, esclamò: «Ma forse il bue non è neppure così male». 

Poi fu la volta di Nenia, sorella di Siracide. Ella amava il frutto della conoscenza e amava distinguere pere e mele e banane e kiwi. Vide la carne, la annusò con espressione contrariata e poi spinse avanti il piatto con gesto di rifiuto. Ancora una volta l’Angelo della morte fece capolino tra le nubi e fece luccicare la sua spada. Il Signore brontolò: «Figlia dell’uomo, non ti alzerai da quel tavolo finché il tuo piatto non sarà vuoto». Nenia però afferrò il piatto e verso il suo contenuto per terra, dove scorrazzava Zaccaria, il cane più veloce che ci sia. Allora l’Angelo della morte si scagliò giù dal cielo in una pioggia di fuoco. 

Ma Nacubodonosor, che fino a quel momento aveva taciuto, emise un alto grido e lanciò un’altra fetta di carne a Nenia dicendo: «Voce di uno che muore di fame: oh Signore, risparmia questa screanzata e lasciaci concludere il pasto nella Tua santa pace». Il Signore sentì la fede di Nabudoconosor nei gorgoglii del suo stomaco e fermò la spada dell’Angelo della morte. Il pranzo fu ottimo e abbondante. Così sia.
Parola di Dio.
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